I PRODOTTI DELL’ALVEARE

LA PAPPA REALE

La pappa reale è una sostanza secreta dalle giovani api operate mediante ghiandole speciche (le salivarie sopracelebrali o faringee) dal quinto al tredicesimo giorno di vita, dopo di chc tali ghiandole si atrofizzano.


La pappa reale è il nutrimento fondamentale per le larve delle api operaie e dei fuchi nei primi giorni dello sviluppo, mentre la larva che si trasformerà in regina continuerà ad essere nutrita esclusivamente con pappa reale, aumentando di peso circa 1250 volte in cinque giorni.



La pappa reale è anche l’esclusivo nutrimento dell’ape regina per tutta la durata della sua vita (circa cinque anni).



La pappa reale è una pasta semifluida, gelatinosa di colore bianco paglierino, ha un odore caratteristico, forte, simile a quello del fenolo, sapore acido, aromatico (PH 4).

E’ costituita da:

  • – 66% circa di acqua
  • – 14%diglucidi
  • – 10% di protidi
  • – 6% di lipidi
  • – 1% di sostanze diverse tra le quali sali minerali, vitamine (soprattutto dal gruppo B, in particolare B5 o acido pantotenico), ormoni, sostanze antibiotiche
  • – il restante 3% e costituito dal cosidetto “fattore R “, sostanze indeterminate che sono ancora da isolare.



La pappa reale è prima di tutto uno stimolante che migliora lo stato generate dell’organismo, facilitando il metabolismo intra-cellulare. Essa rafforza le difese naturali prevenendo le malattie infettive, aumenta la resistenza agli sforzi. Aumentando l’appetito facilita il riacquisto del peso corporeo, consigliata soprattutto ad anziani, convalescenti, anemici ed anoressici. Per l’alto contenuto di acido pantotenico ha una azione stimolante sulle ghiandole cortico-surrenali ed è quindi considerata adatta agli astenici, ai depressi, ai nevrastenici e ai sovraffaticati.

Viene usata anche nella cura di malattie cutanee (cheratosi, acne, seborrea) e nella fabbricazione di prodotti cosmetici.La produzione di pappa reale è un’operazione complessa effettuata da apicoltori specializzati, la sua conservazione deve avvenire in flaconcini di vetro scuri, tenuti in frigorifero ad un temperatura costantecompresa fra i 0 e i 4°C. In queste condizioni la pappa reale può mantenersi fino a 18 mesi. Deve essere assunta al mattino a digiuno sciogliendone una minima quantità (circa 60 mg) sotto la lingua, per tre settimane, ideale la cura due volte all’anno, in primavera e in autunno.

LA PROPOLI

La propoli è una sostanza resinosa raccolta dalle api nelle gemme di certe piante: pioppi, betulle, salici, ippocastani, pini, abeti, querce, olmi, ontani. L’ape stacca un frammento di resina nella gemma con l’aiuto delle mandibole. Poi essa lo trasporta, con le zampe anteriori ed intermedie, nei contenitori pollinici delle zampe posteriori.

Ammucchia più particelle resinose finchè il carico è completo, poi porta il tutto nell’arnia. Qui, alcune api operaie incaricate di tale lavoro, liberano la bottinatrice dalla propoli raccolta e, prima di immagazzinarla, la arricchiscono delle loro secrezioni salivali ricche di fermenti. La propoli ha un colore bruno, con tutte le sfumature possibili, dal giallo al nero, spesso con effetti rossastri e verdi. ll colore varia a seconda della provenienza. II suo odore è fortemente aromatico e sa di resina, cera e miele.



II termine “propoli” deriva dal greco “pro polis”, cioè “davanti” o meglio “a difesa della città”. L’uso più evidente che le api fanno infatti della propoli è per chiudere in parte l’ingresso dell’alveare allo scopo di proteggere la colonia dai rigori invemali e dai numerosi predatori. Con la stessa sostanza le operaie ricoprono tutti i corpi estranei penetrati all’interno dell’alveare, quali ad esempio le spoglie di una bissca o di un topo, troppo ingombranti per essere trasportate fuori dall’alveare.

Così facendo le api evitano il propagarsi di infezioni nell’arnia.

La propoli è così composta:

  • – resine e balsami 50-60%
  • – cera 30-40%
  • – olii essenziali 5-10%
  • – polline 5%
  • – altre sostanze 5%

L’uso terapeutico della propoli si basa su ben determinate proprietà connesse alla sua origine e composizione, che sono: battericide e batteriostatiche su molti batteri patogeni, cicatrizzanti, riepitelizzanti, antifungine, antivirali. Stimolanti delle capacità immunologiche dell’organismo, anestetiche, protettiva ed elasticizzante delle pareti dei vasi sanguigni, favorente i processi biochimici dell’assunzione da parte delle cellule della vitamina C, antinfiammatoria a livello delle mucose e delle articolazioni.


La propoli, pura od associata ad altre sostanze, si presta ad un numero infinito di preparazioni.


La tintura (alcool etilico e propoli) rappresenta forse una delle più antiche forme di impiego della propoli e sicuramente quella oggi più diffusa in campo medico-farmaceutico, erboristico e anche agricolo. La tintura si ingerisce diluita in acqua o latte (da 10 a 15 gocce in tre dita di liquido, a seconda della concentrazione della tintura), oppure viene utilizzata per fare gargarismi, tamponamenti, pennellature e inalazioni.


II miele al propoli (miele, alcool etilico, propoli) rappresenta un dolce espediente per facilitare l’assunzinne della propoli, il cui sapore aspro e pungente ne rende talvolta difficoltoso il consumo nella forma grezza.


L’oleum propolis (propoli in polvere, olio di oliva o di mandorle) presenta proprieta battericide, cicatrizzanti e rigeneranti e può essere impiegata nella cura di ferite, piaghe e ustioni.


La propoli in granuli o in polvere è indicata per tutte le applicazioni che richiedono un uso interno e in particolare per i disturbi dell’apparato digerente e urinario. In questo caso si assume un grammo di propoli tre volte al giorno prima dei pasti insieme ad acqua o latte e miele. La cura si inizia con un solo grammo il primo giorno, due grammi il secondo giorno, fino ad arrivare a tre grammi il terzo giorno.


L’utilizzo della propoli è diventato sempre più comune. nella preparazione dei cosmetici naturali destinati:

  • – all’igiene del cuoio capelluto (shampoo, balsami, lozioni, gel),
  • – alla pulizia delle pelli grasse (saponi, creme, unguenti),
  • – all’igiene dei denti e del cavo orale (dentifrici, gengidentifrici, colluttori, ecc.).

La propoli viene usata anche in artigianato come materia prima per la fabbricazione di particolari vernici per strumenti musicali a corda e mobili.

La propoli non si altera, se tenuta alfreddo e al riparo dalla luce, anche per cinque anni e più.

IL POLLINE

II polline è l’elemento sessuale prodotto dalle piante per la fecondazione. Ci sono tante specie di polline quante sono le varietà di fiori. Ogni pianta produce il suo che è diverso da tutti gli altri, per forma, grandezza e colorazione. Le api lo raccolgono perchè se ne nutrono e perchè è un elemento indispensabile per l’alimentazione delle larve e la produzione di pappa reale.

All’analisi, i vari tipi di polline presentano qualità diverse a seconda del clima, della quantità di sole ricevuta e della specie.

Una mescolanza di pollini diversi (millefiori o poliflora) come quella fornita dalle api contiene:

  • – circa il 12/20 % di acqua, che viene eliminata in gran parte prima della vendita per evitare fenomeni di fermentazione,
  • – circa il 20% di proteine (dal 7 al 30 %) per la maggior parte costituita da aminoacidi essenziali,
  • dal 25 al 48% di glucidi
  • – circa il 5% di grassi
  • – vitamine del gruppo B-C-D-E e la provitamina A
  • la maggior parte dei sali minerali (calcio, potassio, magnesio, fosforo ecc…),
  • – enzimi che favoriscono il metabolismo di importanti funzioni organiche
  • – la rutina, un glucoside che esercita un’azione protettiva sui capillari,
  • – sostanze antibiotiche e batteriostatiche
  • pigmenti, responsabili del colore del polline.


II polline migliora lo stato generale dell’organismo in quanto stimola, regolarizza e riequilibra il metabolismo, aiutando anche a prevenire le aggressioni microbiche e rafforzando le difese. Grazie all’elevato contenuto di aminoacidi essenziali è un alimento proteico che ridà forza alle persone affaticate, indebolite, intossicate; indicato soprattutto per combattere l’affaticamento intellettuale e l’astenia. Dopo qualche giorno di consumo regolare di polline, si constata, generalmente, un aumento dell’appetito. E’ raccomandato in tutti gli stati carenziali: decalcificazione, rachitismo, ritardi di crescita, allattamento. Ha anche un’azione regolatrice delle funzioni intestinali ed è attivo sui batteri intestinali patogeni, molto indicato nelle diarree, combatte la colite e gli stati fermentativi.

Grazie al contenuto di rutina, sostanza presente soprattutto nel polline di grano saraceno, noce e nocciolo, il polline combatte la caduta dei capelli, migliora la resistenza e la permeabilità dei capillari. Sono stati dimostrati effetti positivi del polline su varie affezioni prostatiche. In cosmetica i prodotti contenenti polline hanno azione rigeneratrice e nutriente per tutti i tipi di pelle, e anche per il cuoio capelluto.


Uso del polline. E’ preferibile usare un polline ricco di colori perchè contiene il polline di molti tipi di piante. Va masticato accuratamente per permettere un’insalivazione perfetta. Dopo averlo ingoiato si può bere dell’acqua o un infuso. Le persone che non ne sopportano il sapore possono mescolarlo al miele, yogurt o marmellate, oppure macinarlo con un macinino da caffe e mescolare la polvere ottenuta con una bevanda (acqua, latte, succo d’arancia). L’importante e non cuocere il polline o scioglierlo in un liquido molto caldo (+ di 45°). E’ preferibile consumare il polline la mattina a digiuno, ma non ci sono inconvenienti se se ne fraziona il consumo durante la giornata, prima, durante o dopo i pasti.


Molto importante è la regolarità e continuità di assunzione con periodi minimi di un mese: sono consigliate cure di un mese e mezzo per ogni cambio di stagione, specie in primavera e autunno. La dose consigliata è di 20-30 grammi al giorno, per i bambini da 6 a!2 anni 10-15 grammi al giorno e 5-10 grammi per i bambini da 3 a 5 anni. Si ricorda che un cucchiaino colmo di polline equivale a 6 grammi, un cucchiaio a 15 grammi, un cucchiaio colmo a 24 grammi.

LA C’ERA D’API

E’ costituita da una miscela di sostanze grasse, una combinazione di alcool e acidi grassi, secreta dalle ghiandole cerarie situate nella parte inferiore dell’addome di operaie di età compresa fra i 12 e i 18 giorni. La cera si rammollisce col calore e fonde a 62.5° C; le api la plasmano con le loro mandibole, aggiungendovi piccole quantità di propoli e polline, circa il 5%. II suo peso specifico è pari a 0,966; leggermente inferiore a quello dell’acqua; mettendo la cera nell’acqua bollente è quindi possibile fondere e purificare la cera, che galleggia.

La cera d’api aveva nel passato numerosi impieghi e costituiva un’importante fonte di reddito per l’apicoltore. Attualmente non ha più tale rilievo, in quanto è stata sostituita da prodotti di origine minerale o sintetica, meno costosi (es.: la paraffina per le candele). Per produrre un Kg. di cera le api consumano circa 10 Kg. di miele. L’ape utilizza la cera per costruire i favi dell’arnia e per opercolare le celle contenenti miele. più di cento api operaie sono necessarie per costruire una sola celletta.

Attualmente la cera viene utilizzata per la fabbricazione di candele dal sottile profumo, per il trattamento di mobili e pavimenti e soprattutto in cosmetica per la fabbricazione di prodotti per il viso e la pelle. Viene utilizzata anche in agricoltura, unitamente alla propoli, per la fabbricazione di pomate cicatrizzanti. Quando è possibile è senz’altro utile masticare miele di favo per le sue proprietà contro sinusiti, raffreddori e bronchiti, dovute soprattutto alla propoli contenuta nella cera.

IL VELENO D’API

II pungiglione dell’ape è composto dal pungiglione vero e proprio, dal sacchetto che contiene il veleno e da un apparato muscolare che contraendosi spinge il veleno all’interno del pungiglione e quindi nei tessuti della vittima. II pungiglione presenta una seghettatura che ne impedisce l’estrazione e si trova vicino all’orifizio anale. Ora, quando l’ape punge, il pungiglione rimane conficcato nella vittima, e l’ape nel tentative di scappare, strappa la parte terminale dell’intestino, che rimane attaccata all’apparato muscolare del pungiglione. Essa ne rimane cosi gravemente menomata che la sopravvivenza generalmente è limitata a un giorno o due.

II contenuto di veleno che viene iniettato si aggira intorno a 0,1-0,5 milligrammi a seconda delle stagioni. D’estate il veleno è in maggiore quantità, d’inverno invece è meno concentrato.


Esso viene secreto da due ghiandole, una acida e una alcalina, situate nell’addome dell’ape. Quando si viene punti da un’ape il nostro organismo si difende producendo gli anticorpi che accerchiano il veleno e lo eliminano. Se una persona è allergica (il 2% della popolazione è allergica al veleno dell’ape ), gli anticorpi, invece di eliminare il veleno, stimolano le cellule a cui essi sono attaccati a liberare l’istamina. Essa provoca tutte quelle reazioni dannose che vanno dal semplice rossore alle altre reazioni banali che di solito tutti hanno nel punto in cui si viene punti dall’ape, oppure in soggetti particolarmente allergici, nei quali si libera in grandi quantita, può dare tutte quelle reazioni molto più gravi che portano allo shock anafilattico che può arrivare alla perdita della coscienza, alla caduta della pressione ed all’arresto cardiaco, se non si interviene in tempo.

Naturalmente il veleno delle api non è solamente dannoso, ma può avere anche degli effetti benefici. E l’apiterapia è conosciuta fin dagli egizi. II veleno delle api lo si può utilizzare sia facendo pungere direttamente l’ape, oppure iniettando in piccole dosi il veleno ricavato con un’apposita apparecchiatura dalle api. Ma perchè il veleno d’api è efficace nella cura di alcune patologie? In esso è contenuta una particolare sostanza: “la melittina”, che è presente per circa il 50% del peso secco del veleno. La melittina ha un’importanza fondamentale perchè agisce sul sistema nervoso bloccando la trasmissione degli impulsi nervosi a livello dei gangli del sistema nervoso vegetativo. In pratica essa rallenta il trasporto delle sensazioni dolorose lungo le fibre del sistema nervoso. Quando un’ape, per difendersi, punge un’altra ape, il veleno iniettato blocca il sistema nervoso vegetative, l’ape colpita rimane paralizzata e muore.


Dal punto di vista medico le indicazioni per l’uso del veleno d’api sono: le malattie reumatiche, le lombalgie, le malattie del sistema nervoso periferico, le ulcerazioni dovute a vene varicose, gli infiltrati infiammatori senza suppurazione, le infiammazioni delle articolazioni senza infezione, l’ipertensione arteriosa, gli edemi, le emicranie, tutte le malattie in cui è coinvolto il sistema nervoso, le malattie del sistema circolatorio. In URSS e in altri paesi dell’est la terapia mediante veleno d’api è abbastanza diffusa.